Ekaterina Vorona

DREAMSCAPE

A cura di Gianluca Marziani

Opening: giovedì 14 febbraio 2019, ore 18.30
Exhibition: 15 febbraio - 28 febbraio 2019

 

Ekaterina Vorona presenta il risultato degli ultimi cinque anni di produzione. Un limpido distillato figurativo sul paesaggio acquatico, una visione omogenea che metabolizza le ricerche europee di fine Ottocento con silenziosi ma significativi spostamenti concettuali. 

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Le avanguardie storiche restano materia d’indagine tra chi si cimenta sul paesaggio, genere per eccellenza (assieme al ritratto) della pittura, talmente longevo da ricondurci indietro fino ai disegni rupestri, quando le caverne erano la superficie battesimale per scene di caccia e frangenti ludici. Nel paesaggio si esplica il dialogo tra Uomo e Natura, l’ambizione alla scoperta e alla conquista, la genesi di ogni civiltà comunitaria. Lo sguardo pittorico, factotum di utili veggenze, ha spesso usato il paesaggio per una versione utopica o alternativa al presente, con lo spunto della promessa (eden) o il codice di un’allerta (distruzione). La versione odierna del paesaggio metafisico implica nuovi quesiti tra gli artisti: come rinnovarne l’identità, cosa mantenere e riusare del passato, in che modo integrare alla citazione un presente complesso. La pittura si pone il dilemma delle fondamenta resistenti, degli archetipi che diano permanenza alla forma ideale in un tempo liquido come il nostro. Gli artisti inseguono un paesaggio che unisca lo spessore delle avanguardie alle vesti del proprio habitat, creando lo specchio prismatico di un’esperienza privata ma condivisibile, poliglotta ed empatica, slegata ai vincoli di spazio e tempo.  

Artisti come Ekaterina Vorona agiscono nel solco delle avanguardie acquisite, dei valori linguistici che la Storia ha reso imprescindibili. La memoria, sia chiaro, rimane solo nelle radici perimetrali, altrimenti si cadrebbe nel manierismo a specchio, nella citazione che assorbe ma non rielabora. L’approccio contemporaneo riempie quel perimetro (la memoria) con superfici specifiche, regolate sulla temperatura meticcia di un tempo tecnologico. I nuovi paesaggi si trasformano nei luoghi mentali che conservano la conoscenza dentro un futuro flessibile, usando la grammatica della citazione per una sintassi con nuove tramature. Claude Monet è la filiazione che racchiude gli intenti e le conseguenze del progetto: la luce e il colore come variabili emotive, le atmosfere come attivatore sentimentale, la pazienza come ritmo circadiano. La Vorona si inoltra fisicamente nel paesaggio in esterni, lo vive con metodo e lenta fusione, ritrovando sul quadro la forza degli immensi paesaggi russi, la potenza delle stagioni, il vigore della trasformazione stagionale. Al contempo, l’immersione fisica è il tramite per un viaggio dai contorni sciamanici, difficile da spiegare a parole, un tuffo oltre le contingenze del quotidiano, in silente sintonia con gli sguardi di Monet verso le ninfee di Giverny.    

Paesaggi d’acqua che giungono da un lento processo metabolico, da una paziente osservazione di mari, laghi, fiumi, sorgenti, ruscelli e qualsiasi altra fonte liquida. L’artista recupera un integro legame col mondo naturale, una sorta di nuova coscienza degli elementi incontaminati, dei luoghi che mantengono un database del tempo arcaico. I suoi spazi sono silenziosi frammenti di un pianeta a rischio, ambienti che esprimono la bellezza dei paradisi perduti e l’incoscienza della semplicità senza tecnologia. La Vorona si muove nel solco cinematografico di Terrence Malick, nel culto laico di un paesaggio mistico che avvolge il pensiero poetico. E’ come se Monet si fondesse con le panoramiche aeree di Malick, come se gli studi del francese sulle variazioni luminose si espandessero nella luce digitale del presente.

Gorghi, onde, riverberi, riflessi, scie, flussi… i quadri sospendono lo scandire del tempo e ci catapultano in un battito metafisico, nella natura luminosa delle avvolgenti visioni mentali. Lo sguardo esce dalle prospettive dei luoghi specifici, scivolando nel silenzio della meditazione, nel suono acustico degli elementi naturali, nel recupero di una primordialità sempre più urgente. Una pittura che ragiona sulla complessità della luce, sul tema spirituale della vibrazione luministica, sul potere meditativo che hanno le scale tonali sui nostri sensi. Un viaggio fuori dal tempo urbano, fuori dal ritmo frenetico del progresso: per ridestare l’attenzione sul rumore interno degli elementi naturali; per ridare al quadro un costrutto emozionale; per regolare le ricerche impressioniste sul valore tecnologico del presente.

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